Lettera alla Chiesa di Efeso

 

Autore: Alfio Bosco

Esegesi Ap 2:1-7

1. Cenni storici
Il nome Efeso significa: ”amabile”, “diletta”, “colei che ama”. Efeso, l’odierna Selcuk, era una delle città più popolose ed influenti per il commercio terrestre e marittimo della parte orientale dell’impero romano. E’ stata anche la capitale dell’Asia Minore. È sorta come colonia greca e restò il baluardo dell’ellenismo assimilando culti e culture asiatiche. Cambiò spesso nome e padrone. Aveva la custodia del tempio d’Artemide o Diana e c’era anche un tempio dedicato a Giulio Cesare. La costruzione degli idoli con oro, argento, legno e materiale vario era la maggiore attività produttiva della città e rappresentava per gli artigiani, fonte di guadagno, di ricchezza e di benessere . La storia di Efeso si incrocia anche con la storia del cristianesimo delle origini. Con l’affermazione del cristianesimo Efeso continuò ad essere un luogo importante di pellegrinaggio. L’apostolo Paolo con la collaborazione di Aquila e, sua moglie, Priscilla a Efeso fondò una comunità cristiana, formata prevalentemente, da persone che provenivano dal paganesimo. La fede poco matura, di queste persone, era esposta alle suggestioni di una mentalità filosofico-religiosa tipicamente pagana che attribuiva alle vicende umane l’influsso dei vari esseri superiori(dei), e non era facile diventare cristiano senza entrare in collisione con tale mentalità.
2. Destinatario

“All’Angelo della chiesa di Efeso scrivi”
In alcune versioni moderne la parola “angelo” è omessa e la lettera inizia: “Per la chiesa che è nella città di…” Il termine <<angelo>> deriva dal verbo greco άγγελος, che traduce la parola ebraica mal’ak (= inviato). Nella Bibbia quando questo termine ebraico, è riferito a una persona viene tradotto: “messaggero” o “ambasciatore” (Is 37:9), “profeta” (Is 44:26), o “sacerdote” (Mal 2:7).
Sull’identità di questo <<angelo>> si sono dette molte cose, ma nessuna di esse soddisfa pienamente.
Ci sono quelli che vedono nell’<<angelo>> una entità soprannaturale, e quelli che lo identificano a una persona fisica.
 Nella prima categoria si tratterebbe di un vero <<angelo>> o di un <<angelo>> protettore della chiesa. Se fosse così , il Signore non si sarebbe rivolto all’<<angelo>> mostrando la sua infedeltà, visto che è un’entità spirituale;
 Se fosse un <<angelo>> protettore della chiesa, secondo il comune modo giudaico di pensare, il messaggio dovrebbe indirizzarsi comunque e sempre all’<<angelo>> e non alla chiesa.
La seconda ipotesi vede nell’<<angelo>> il pastore (per i protestanti) il vescovo (per i cattolici e ortodossi), il collegio di anziani e vescovi per le chiese congregazionalisti (At 11:30;15:4,6;20:17,28; Fl 1:1; Eb 1:7).
Chiunque sia il destinatario immediato, è chiaro che il simbolismo dell’<<angelo>> rimanda in ultima analisi, alla chiesa stessa che ha il dovere di prendere atto, ricavarne le conclusioni finali per un cammino di conversione e perseveranza.

3. Auto presentazione del Mittente

“ Queste cose dice Colui che tiene le sette stelle nella Sua mano destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro”.
Queste caratteristiche non sono casuali, ma sono perfettamente connesse alla particolare situazione nella quale versava la chiesa. L’auto presentazione mette in evidenza, che:
 Gesù è Colui che tiene nella sua mano il ministerio della chiesa, lo protegge e lo sostiene (Ef 4: 10,13; Eb 1:6,7);
 Come sommo Pastore e Vescovo della chiesa è sempre presente, attivo e controlla tutta la vita esterna e interna della chiesa, per incoraggiarla, per riprenderla, per consigliarla e per aiutarla ad essere sempre più reale, continua nel rendere presente e visibile il divino nell’umano come una lampada che porta la luce della salvezza(Mt 18:20; Ap 1:20; Mt 5:13-16).

4. Apprezzamento

“Io conosco le tue opere e la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli e non lo sono, e li hai trovati mendaci: e hai costanza e hai sopportato molte cose per amor del mio nome, e non ti sei stancato… Ma tu hai questo: che detesti le opere dei Nicolaiti, le quali odio anch’io ”.
Il verbo “conoscere” serve ad indicare la situazione generale della condotta della chiesa. La chiesa ha dovuto faticare con costanza per contrastare l’iniquità, la malvagità e la religiosità di coloro che potevano compromettere la testimonianza cristiana. Li ha notati, li ha ripresi, e se ostinati, li ha espulsi dal loro mezzo senza nessun compromesso(1Cor 5:11; 1Ts 1:3). La chiesa è stata molto attenta verso coloro che si dichiaravano apostoli. Qui la parola <<apostolo>> va presa nel suo significato etimologico di <<inviato>> o di <<predicatore itinerante>> e non di persone che hanno tentato di farsi passare per qualcuno dei dodici apostoli di Gesù. La loro falsità consiste appunto nella predicazione e insegnamenti eretici.
La dottrina nicolaita non ammetteva la divinità di Cristo, e facevano una distinzione tra il vero Dio inconoscibile e il Dio ebraico Yahweh, fondamentalmente dipinto come malvagio. I culti dei pagani, al contrario di quello del Dio d’Israele, prevedevano molto spesso una componente legata all’ambito erotico-sessuale.
Dalla testimonianza dei Padri della chiesa sappiamo che i nicolaiti sono stati degli gnostici con una condotta licenziosa. Ammettevano la fornicazione, insegnavano a mangiare carne sacrificata, cioè gli errori principali condannati dal concilio apostolico. (Ef. 6:10-18; 2Gv. 1:4-11; 1Gv. 4:1-6; 1Tm. 4: 1-3; At 15:29).
5. Rimprovero
“Ma ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore”.
Leggendo l’epistola dell’apostolo Paolo agli Efesini, notiamo la posizione di grazia e di benedizione che i credenti godevano e ci sembra quasi impossibile che appena trenta anni dopo, il Signore stesso indirizzando la lettera a questa chiesa debba rimproverarla in tal modo. Lo sguardo penetrante del Signore mette allo scoperto qualcosa di inaspettato: Un difetto che affliggeva molto il cuore di Dio. Ed ecco che in mezzo a tanti elogi segue un severo rimprovero. Il declino della Chiesa cominciò proprio quando i cuori perdettero il loro primo amore. Quella passione, quel modo anche un po’ adolescente, un po’ ingenuo: quell’amore che faticava senza affaticarsi. Efeso ha perduto l’intensità del suo attaccamento a Cristo, che è il dono totale di sé agli altri: il calore dell’amore fraterno, l’armonia vissuta nei rapporti comunitari: il modo di vivere, gli atteggiamenti, le situazioni reciproche dei cristiani tra di loro e nella loro comune dipendenza in rapporto a Cristo, ma soprattutto comunione con Cristo, partecipazione al suo corpo e al suo sangue, al suo Spirito, alle sue sofferenze. Si può avere una fede operosa, una speranza resistente, ma senza il primo amore tutto ciò non serve. La lotta contro le aberrazioni eretiche, la contrapposizione verso quelli che si dicono “apostoli”, avevano soffocato nel contesto comunitario “l’agape”: l’amore fraterno e gratuito e incondizionato, il vero sentimento di fratellanza e di servizio, gioie e dolori, preghiera e lavoro, vivere e morire.

6. Esortazione
“Ricordati, dunque donde sei caduto, e ravvediti, e fa le opere di prima”
Dopo la denuncia segue l’invito al ravvedimento, a prendere atto della propria situazione, a cambiare atteggiamento. L’invito di Cristo è, la dimostrazione tangibile del Suo amore e dell’interesse per la chiesa di Efeso e per ogni comunità cristiana. “Dio riprende e castiga tutti quelli che ama” (Eb 12:6).
Ravvedimento significa appunto, voltare le spalle a tutto ciò che può nuocere e seguire la via che Dio, in Cristo, ci ha tracciato.

7. Diffida:

“se no, verrò a te, e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se tu non ti ravvedi.
La diffida del Signore non ha mai uno scopo distruttivo e di scoraggiamento, ma un obiettivo terapeutico. Il Signore invita la chiesa al ravvedimento immediato, altrimenti egli verrà a compiere il suo giudizio. Se non ti ravvedi rimuoverò il tuo primato di grande città religiosa. La chiesa è la continuazione viva ed efficace del Cristo che, nella forza del suo Spirito comunica agli uomini, la salvezza e indica un percorso storico di chiesa “comunità”. Esperienza spirituale fondata sull’amore e sull’unità fraterna che non si tratta di unità “organizzativa”. La chiesa senza l’amore fraterno gratuito e incondizionato tutto può essere tranne che la casa e la famiglia di Dio, la dimora dello Spirito Santo.(1Cor 13).

8. Chiusura e Promessa:

“Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”

L’ingiunzione “chi ha orecchio” è una espressione che ricorre spesso nei discorsi di Gesù. Essa è ripetuta a proposito della promessa al vincitore in tutti i sette messaggi. È fondamentale sapere ascoltare la voce di Dio: chi ascolta bene gli sarà dato ancora di più, chi non ascolta bene anche quello che pensa di avere gli sarà tolto.(Luca 8: 18; Matteo 10:26; Marco 4:21-25; Giacomo 1:19).
Il vincitore raffigura il cristiano fedele e guerriero di Gesù Cristo. La promessa abolisce il decreto della Genesi 3:23 e riammette il credente alla partecipazione e alla pienezza della vita eterna.(1Cor. 15; Rom. 6:23; Ap. 21: 1-8)

9. Riflessione:
La Chiesa di Cristo è dotata di quella “provvisorietà” che la rende meno manipolabile dalle forze di questo mondo e sicuramente più “malleabile” nelle mani dello Spirito di Dio.
Oggi la maggior parte delle chiese cristiane sono strutturate come istituzioni, regolate da norme sociali, religiose, giuridiche e con tanto di autorità a vario livello: funzionari, impiegati, assemblee di gestioni, leggi, regolamenti, bilanci, fabbricati ecc. e sono paragonabili alla struttura degli stati o delle società di questo mondo, sia in bene che in male.
Quando una chiesa diventa istituzione, semina la propria corruzione e decadenza e giunge ad avere per finalità solo la conservazione e la promozione di se stessa ed è soggetta agli stessi problemi di corruzione che contraddistinguono le organizzazioni di questo mondo, ed è così che le chiese istituzionali giungono spesso a soffocare la spiritualità evangelica. Gesù Cristo non ha mai, in verità, inteso fondare qualcosa di questo genere.
Il cristianesimo deve essere un qualcosa di fluido, flessibile, fatto di realtà provvisorie, con una perenne istanza critica.
Il progresso economico, culturale, i media e la stessa teologia rappresentano un serio pericolo per il cristianesimo. Abbiamo bisogno, più che mai, di rimboccarci le maniche e lottare, con l’aiuto e la guida dello Spirito Santo, perché la predicazione del Vangelo possa raggiungere efficacemente, prima di tutto i credenti, come anche la nostra società secolarizzata.
È ora che la chiesa sostenga fermamente la Verità. I valori etici e dottrinali, con amore pratico e tangibile.
Dobbiamo rispettare la nostra radice cristiana senza vergogna e con assoluta coerenza tra parole e fatti, senza alcuna distinzione tra pubblico e privato e in ogni campo dell’agire e del vivere sociale, economico e politico.
La fede cristiana non è una filosofia, ma una rivelazione. Non è frutto di una saggezza umana, ma di un dialogo personale con Dio.
Essere chiesa richiede dunque un’apertura del cuore per andare verso un’esperienza sempre più elevata fino a diventare simili a chi seguiamo (Ef 4:13,15)

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