La festa della Pentecoste

Autore: Alfio Bosco

La Pentecoste è la seconda festa annuale celebrata dopo la Pasqua dal popolo ebraico. È una delle tre feste, insieme alla Pasqua, Azzimi e a quella delle Capanne, per le quali nella Toràh erano richiesti i pellegrinaggi a Gerusalemme (Es 23:14-17; 34:23; Dt 16:16,17). Nella Bibbia la festa è chiamata con il nome ebraico Shavuòt (settimane), ed era fissata tramite un conteggio di sette settimane e un giorno (dunque 50 giorni). I giorni si contavano dall’indomani del sabato cadente nei giorni degli Azzimi, fino all’indomani settimo sabato settimanale. Con la riforma del calendario, che avvenne sotto il rabbino Hillel II nel 358 della nostra era, fu indicato quale giorno fisso per la celebrazione della festa il 6 di sivàn (maggio/giugno). La parola ebraica “shavuòt” nella LXX è tradotta con il termine πεντηκοστή (pentekoste) che significa “cinquantesima”. Da questo termine greco risale la parola in italiano “Pentecoste”. Questa festa era conosciuta nella Scrittura ebraica come “festa della mietitura e delle primizie” (Es 23:16), “festa delle settimane” (Es 34:22; Dt 16:10; 2Cr 8:13), “giorno delle primizie” (Nm 28:26); più tardi definita asartha cioè “assemblea solenne” o “festa conclusiva”. La Pentecoste è quindi una festa della tradizione ebraica ove tutti, israeliti e schiavi, comparivano davanti al Signore con allegria per offrire le primizie della terra (due pani lievitati fatti con spighe di frumento), accompagnate da offerte animali (Dt 16:11; Lv 23:16-19). Nel gruppo dei discepoli di Gesù la festa della “Pentecoste”, oltre al significato tradizionale, proclama l’inizio dell’attività della chiesa e nell’economia della salvezza, l’ultima tappa conclusiva, con la discesa dello Spirito Santo. In questo giorno tanto singolare avviene una teofania (At 2:1-4; Gl 2:28). Lo Spirito sceso sui presenti dà loro la capacità di riunire nell’unità di fede tutti i popoli presenti nel mondo. Infatti, le quindici nazionalità, elencate da est verso ovest, formavano per l’ebreo di allora un orizzonte completo di tutte le nazioni (l’universalità). Il dono delle lingue è il segno annunciatore del Regno e del giorno in cui tutte le barriere che separano gli uomini saranno eliminate e l’umanità ritroverà la sua unità perduta. Quello che tutti i profeti avevano aspettato e annunciato, ora si compie (At 2:14-36). La Pentecoste è la replica divina alla torre di Babele, che sta a simboleggiare la differenza dell’unità creata dall’orgoglio umano che vuole innalzarsi fino al cielo e non giunge ad altro che al caos (Gn 11); è l’unità del popolo di Dio che è un dono che viene dall’alto, è opera dello spirito santo. Al di là però di tutte le manifestazioni e le interpretazioni che possiamo dare, l’importante è capire il significato profondo di ciò che lo Spirito può operare nell’umanità. L’umanità pur diversa e differente per lingue, abitudini, razze, può tuttavia parlare e comprendere uno stesso linguaggio, quello dell’unica fede, quello che scaturisce dal comandamento dell’amore (Gv  13:34). L’Antica Pentecoste celebra il dono della legge che ne era profezia, quella cristiana è il dono della Legge Nuova (Torah), scritta nel cuore degli uomini, per mezzo dello Spirito Santo. C’è bisogno di approfondire la nostra fede e renderla più adatta ai tempi e alla cultura nella quale si vive. La Pentecoste sia per noi un modo per ricominciare, per prendere coscienza della realtà che ci circonda e potere essere missionari di pace e di carità.

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