Il perdono

Autore: Alfio Bosco

Il perdono è un tema importante, difficile ed esigente. Qual è il senso autentico del perdono? Perché perdonare?  Per stare meglio, per far terapia, per liberarsi dalle paure, dal dolore e dal peccato, per purificarsi e per recuperare una relazione? Oppure c’è qualcosa di più profondo, di infinitamente più importante in questo atto che accompagna l’essere umano da millenni?

Il perdono viene considerato uno strumento terapeutico di eccezionale efficacia perché, se usato correttamente, disintossica corpo, mente e spirito, permettendo di riconquistare fiducia in se stessi e, se si vuole, ristabilire le relazioni interrotte. Il perdono è in grado di modificare profondamente la struttura della materia, della vita, delle emozioni e dei pensieri, sia nostri sia delle persone che ci circondano. È un vero e proprio balsamo che crea le condizioni per un approccio positivo alla vita e permette di recuperare e conservare una buona salute, di liberarti del dolore, dell’odio e del rancore trasformandoli in amore. Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu.

Il perdono porta alla pace e alla felicità. Perdonare non significa soltanto scusare quelle cose che non possono essere facilmente scusate. Quando perdoniamo, non solo superiamo  una mancanza commessa nei nostri riguardi, ma abbracciamo chi ne è stato responsabile, proprio come ha fatto il Padre con il figliol prodigo(Lc 15:20-24).

Il nostro perdono potrà anche non essere accettato, ma l’aver teso la mano ci avrà liberati da ogni risentimento. Coltivare volontariamente rancori nei confronti di un’altra persona ha effetti disastrosi sull’anima, apre le porte al male e ci rende vulnerabili a pensieri di odio rendendo inefficaci le nostre preghiere e la nostra offerta all’altare di Dio (Mt 5:21-24;6:12).

La capacità di perdonare non viene da noi, ma da Dio, il quale può operare in noi, solo se ci rivolgiamo a lui con fiduciosa preghiera, riconoscendo umilmente le nostre debolezze. Tutti abbiamo recato offesa (o siamo stati offesi) in qualche momento della nostra vita. Fissarsi però sulle debolezze umane significa negare la potenza dell’amore e del perdono. L’amore è più grande dell’odio; la fede è più grande del dubbio; la speranza è più grande della disperazione.

Con il perdono la nostra vita sarà ricca di benedizioni, più di quanto possiamo immaginare. Nel Discorso della montagna Gesù ci esorta ad amare i nostri nemici, a benedire coloro che ci perseguitano. Ci invita anche a porgere l’altra guancia e a percorrere un secondo miglio di strada; a non contraccambiare il male con il male, bensì a rispondere alla violenza con la pace e all’odio con l’amore(Mt 5:38-48;Lc 6:27-36). E tutto questo ce lo esemplifica, nella maniera più chiara e riconoscibile, con le parole pronunciate sulla Croce: «Padre perdonali perché non sanno quello che fanno»(Lc 23:34).

Anche Stefano, il primo martire cristiano, pregò per i suoi uccisori: «Padre, non imputare loro questo peccato»(At 7:60). Molti considerano come follia l’esortazione di Gesù ad amare e a perdonare i propri nemici. Come possiamo abbracciare coloro che cercano di danneggiarci o di distruggerci? L’amore di Gesù non conosce limiti(1Cor 13:4-8).

Il perdono non è un sentimento, ma una decisione che porta alla pace e alla felicità.

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